LA SCUOLA ZAPATISTA PER LA LIBERTÀ. UN REPORT DALLE MONTAGNE DEL CHIAPAS

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di Alessandro Zagato

(articolo apparso sulla rivista Loop)

Sulle montagne del sud est messicano, nei territori del Chiapas controllati dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), si è  da poco conclusa la Scuola Zapatista per la Libertà, in assoluto il primo evento di questo genere organizzato da un movimento rivoluzionario. La Escuelita ha registrato la partecipazione di 1700 studenti di provenienza internazionale, invitati direttamente da un’apposita commissione dell’ EZLN e distribuiti nei vari municipi affiliati ai 5 Caracoles, sedi delle altrettante Giunte di buon governo. L’iniziativa  é stata pensata in seguito alla manifestazione silenziosa del 21 dicembre scorso in cui gli zapatisti hanno occupato pacificamente i cinque municipi che nel 1994 presero con le armi e si è venuta delineando progressivamente nella serie di comunicati emessi durante gli ultimi otto mesi dai subcomandanti Marcos e Moisés. Oltre a dare una prova tangibile delle eccezionali capacitá organizzative del movimento, la Escuelita ha espresso una pedagogia fedele allo stile zapatista e quindi basata sull’apprendimento collettivo e orizzontale, attraverso l’esperienza concreta del contesto politico e organizzativo dell’EZLN. Chi si aspettava un formato canonico con lezioni impartite da insegnati qualificati, power point, bibliografie e esami é stato in parte deluso: il corso -completamente gratuito e autofinanziato dalle comunità zapatiste- si è svolto quasi interamente come partecipazione attiva alla vita e resistenza quotidiana di questo popolo. Una full-immersion in cui gli studenti sono stati chiamati ad apprendere con i propri sensi  oltre che con le proprie menti.

Io e la mia compagna siamo assegnati ad una piccola comunità del municipio Francisco Gomez, appartenente al Caracol numero 3 “la Garrucha”, incastonato tra le montagne dell’umida e lussureggiante Selva Tzeltal. Si parte domenica 11 agosto nel pomeriggio dall’Università della terra di San Cristobal de las Casas in un clima di grande fermento tra concerti, interviste e dibattiti. Assieme ad altri 26 studenti veniamo fatti accomodare sul retro di un pick-up di proprietà della giunta di buon governo, parte della carovana diretta alla Garrucha. Coordinare il grande numero di mezzi di trasporto, autisti e studenti non è affatto semplice. Si tarda a partire. Vicino a me, ad un ragazzo argentino che chiede spiegazioni, un addetto ai lavori risponde “compagno, non stiamo andando a fare una passeggiata”. È la prima lezione dell’Escuelita: si fa sul serio, non é un gioco. Il viaggio è estenuante, otto ore di strade di montagna sterrate con fermate continue per ricomporre la carovana. Per terra, sul retro del pick up non c’é posto a sedere per tutti, dobbiamo quindi alternarci ed è praticamente impossible riposare.

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Mentre ci avviciniamo al Caracol sono sempre più i villaggi in cui la gente ci accoglie festante. L’emozione e la portata storica dell’evento sono nell’aria. Arriviamo alla Garrucha in piena notte e il nostro ingresso é solenne: centinaia di uomini e donne incappucciati ad accoglierci in perfetto ordine, schierati ai lati di un corridoio che conduce al paco dal quale si sarebbero poi svolte le celebrazioni –discorsi ufficiali, annunci e musica– che si sarebbero protratte fino alle 4 del mattino.

Le lezioni vere e proprie (una mattinata e un pomeriggio, rispettivamente il secondo e penultimo giorno della settimana di corso) cominciano la mattina successiva e hanno luogo nel caracol. Ogni sessione é tenuta da una ventina di insegnati che parlano a rotazione aspettando il loro turno seduti sul palco l’uno a fianco all’altro. I loro volti sono coperti. Non si assiste ad alcun tipo di narcisismo o spettacolarizzazione delle performance individuali, ma ad un’esposizione di puro contenuto. Alcuni parlano a lungo, altri si limitano alla lettura di una frase in uno spagnolo stentato. Il linguaggio é concreto ed eloquente. Si parte dalla storia dell’organizzazione per poi entrare nel dettaglio delle strutture del governo autonomo. “Un popolo che non si auto-governa”, sottolinea uno degli insegnanti, “non ha futuro, è un popolo di mendicanti”. Read more